Dopo l'intervista della Gelmini, che tanto ha fatto infuriare me come tante altre mamme, avrei voluto scrivere anche io la mia. Ma, aimè, per me in questo momento trovare il tempo per scrivere con calma è davvero un privilegio :)
Ho appena letto l'opinione della Bignardi e devo dire che mi ha tolto le parole di bocca. Condivido ogni parola e ogni virgola.
Vi rimando perciò al suo blog ma - per comodità - riporto qui il testo integrale.
Donne che fate figli, non fatevi fregare...
Il ministro Gelmini torna al lavoro con la figlia neonata: non fate lo stesso errore
Stare a casa dopo il parto è un privilegio», ha detto al settimanale Io donna il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, 36 anni, neomadre, comunicando che sta per tornare a Roma portando con sé la figlia di poche settimane. «Bisogna accettare di fare dei sacrifici», ha aggiunto.
Io penso che il ministro stia facendo lo stesso errore che fanno moltissime primipare attempate, o meno attempate, e che ho fatto anch’io col primo figlio.
Ci si sente così forti, con un neonato tra le braccia, che si crede di poter fare tutto. Se si fa un lavoro che piace, se si teme che l’assenza possa intralciare (o distruggere) la vita professionale, si cerca di fare tutto insieme. Ci si convince che si può, e si deve. A volte, si è costrette a farlo anche se il lavoro non piace, per non perderlo. Ma privarsi, e privare i nostri figli neonati, di un rapporto esclusivo e di ritmi naturali è un sacrificio che non dovremmo mai fare, e che nella maggioranza dei casi rimpiangeremo per sempre, perché la loro prima infanzia dura poco, e non ritorna.
Privilegio stare a casa? Credo che il privilegio sia tornare subito al lavoro, semmai. Ma è un finto privilegio.
Ci illudiamo, in quanto organizzate o benestanti, di poter fare tutto, ma è un’illusione destinata a sgretolarsi man mano che i figli crescono. Arriverà per tutte, o quasi, il momento in cui si capirà che il prezzo del fare tutto è assurdo e crudele. Che le superdonne non esistono, ma esistono solo madri stanche e logorate.
In nome di che cosa, poi? Di una supposta gratificazione personale? È la truffa del secolo, questa illusione. Ci convincono – e ci lasciamo convincere perché a volte ci fa comodo, o perché siamo sole di fronte alle nostre paure –che la qualità del tempo che passiamo coi figli sia più importante della quantità.
Niente è più sbagliato di questa illusione. Quando sento dire frasi come: «Il lavoro mi realizza e credo di comunicare la mia soddisfazione ai figli, nel poco tempo che passo con loro», rabbrividisco e penso: «Poverina. Te ne accorgerai». Staccarsi prematuramente dai figli, illudersi che ce ne stiamo occupando anche se siamo lontane, è una scelta rischiosa. Per crescere sicuri e fiduciosi nel prossimo, i bambini hanno bisogno proprio di noi: non c’è tata, nonna, asilo nido e nemmeno padre che possa sostituire lo sguardo e l’abbraccio della mamma. Più tempo stiamo insieme e meglio è, per noi e per loro.
Suona retorico? Anche a me. Retorico, scomodo e irrealizzabile, visto che ormai lavoriamo tutte, con minor o maggior soddisfazione. Ma temo sia vero. E benedico la legge che tutela, un minimo, le madri, e le obbliga a stare coi figli almeno cinque mesi. «Un baluardo contro le richieste della modernità, contro lo strapotere dell’efficienza, del denaro e del successo», ha detto la psicologa Vegetti Finzi. Parole sante. Donne che fate figli, non fatevi fregare.
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martedì 4 maggio 2010
martedì 30 marzo 2010
Accade che...
... è iniziato un nuovo appuntamento da MaMi, che si chiama "Il cerchio delle mamme": un ciclo di incontri tra mamme che sentono il bisogno di confrontarsi sulle diverse tematiche legate all'essere mamma, cercando soluzioni o anche soltanto analizzando le situazioni e vedendole dai diversi punti di vista. Nel primo incontro si è parlato del rientro al lavoro. Nel secondo anche. Nel terzo si è deciso di passare al rapporto di coppia, ma sul lavoro c'era ancora tanto da dire.
... stamattina leggo su una rivista per mamme che secondo un recente studio della Clinica Melloni di Milano, prima una mamma torna a lavoro, più veloce è la ripresa da una depressione post partum, soprattutto se in vista dell'arrivo del bebè era già "in carriera".
... le statistiche ci dicono che 1 donna su 5 smette di lavorare dopo aver avuto il primo figlio. Nel 66% dei casi di sua spontanea volontà perchè non riesce a conciliare i tempi. Nel 33% dei casi è l'azienda a lasciarti a casa.
... il Washington post ha recentemente pubblicato un discusso articolo nel quale consigliava alle mamme di non lasciare il proprio lavoro per prendersi cura del proprio bambino, nemmeno se il nido è più caro dello stipendio, sostenendo che "Quando ti licenzi, perdi contatti, anzianità lavorativa, esperienza, benefit e competenze che è difficile recuperare quando i figli vanno a scuola".
... la mia impagabile socia ha finito l'aspettativa di maternità, le ferie, le ore e le mezzore di permesso ed è tornata a lavoro... che tradotto significa che ha dovuto aggiungere 6 ore di lavoro ad una giornata che già ne comprimeva circa una 40ina, di cui 4 o 5 di sonno (!?!). Il risultato è che è stanca, anzi sfinita, continua a voler fare di tutto e di più, non è mai abbastanza contenta di quello che fa e si chiede come facciano le altre mamme.
Accade che oggi mi sento confusa...
... stamattina leggo su una rivista per mamme che secondo un recente studio della Clinica Melloni di Milano, prima una mamma torna a lavoro, più veloce è la ripresa da una depressione post partum, soprattutto se in vista dell'arrivo del bebè era già "in carriera".
... le statistiche ci dicono che 1 donna su 5 smette di lavorare dopo aver avuto il primo figlio. Nel 66% dei casi di sua spontanea volontà perchè non riesce a conciliare i tempi. Nel 33% dei casi è l'azienda a lasciarti a casa.
... il Washington post ha recentemente pubblicato un discusso articolo nel quale consigliava alle mamme di non lasciare il proprio lavoro per prendersi cura del proprio bambino, nemmeno se il nido è più caro dello stipendio, sostenendo che "Quando ti licenzi, perdi contatti, anzianità lavorativa, esperienza, benefit e competenze che è difficile recuperare quando i figli vanno a scuola".
... la mia impagabile socia ha finito l'aspettativa di maternità, le ferie, le ore e le mezzore di permesso ed è tornata a lavoro... che tradotto significa che ha dovuto aggiungere 6 ore di lavoro ad una giornata che già ne comprimeva circa una 40ina, di cui 4 o 5 di sonno (!?!). Il risultato è che è stanca, anzi sfinita, continua a voler fare di tutto e di più, non è mai abbastanza contenta di quello che fa e si chiede come facciano le altre mamme.Accade che oggi mi sento confusa...
venerdì 2 ottobre 2009
Lavoro e maternità
Premessa, visto che siamo ai primi post:
nella mia vita A.M. (Ante Matteo) lavoravo in una grande multinazionale nella Direzione Risorse Umane.
Ne vita P.M. (Post Matteo) la grande multinazionale ha deciso di chiudere in Italia e io non sono mai tornata al mio posto.
Per quanto obbligata e incentivata, la mia cessazione del rapporto di lavoro si configura come "dimissioni in periodo di protezione del posto di lavoro" - ovvero in maternità e entro l'anno di vita del bambino - e va quindi fatta convalidare dall'Ispettorato del Lavoro.
Così stamattina, lasciato Matteo sorridente al nido, sono andata in via M.Macchi e mi sono messa in coda...
all'apertura, avevo già 2 donne prima e 2 dopo di me. E per quanto la legge preveda la convalida appunto perchè si verifichi la volontarietà della lavoratrice nel lasciare il lavoro, in realtà nessuna era lì perchè cambiava lavoro o perchè aveva con gioia deciso di occuparsi dei figli... part-time negati, stipendi non pagati, modifiche della sede di lavoro... in generale quelle dimissioni erano tutte obbligate e sofferte.
Nel corridoio di fianco, una coda di "pance" aspettava di convalidare una maternità anticipata...
Ottenuta la convalida, una ragazza gentile e sorridente dell'ufficio della Consigliera di Parità di Milano ti invitava a una chiacchierata, durante la quale raccontare il perchè della tua "decisione" e scoprire che ci sono uffici dove poter chiedere assistenza o consulenza gratuitamente e dove si preoccupano di sensibilizzare al problema.
Di passaggio, sono tornata al mio vecchio ufficio a consegnare la copia per il datore di lavoro. E mi è venuta un po' di nostalgia. Tutta colpa di Francesca, la mia amica-collega che ho lasciato lì.
Ecco. La mattinata mi ha fatto pensare.
Vista la mia esperienza lavorativa A.M. e la mia esperienza di mamma P.M., a MaMi voglio offrire anche questo servizio: la consulenza sui diritti delle lavoratrici madri, sia in gravidanza che dopo, su come presentare le domande di maternità, su quali passi affrontare per cambiare lavoro, su come redigere un curriculum, su come affrontare un colloquio.
Dovrò studiare ancora, ma il mio lavoro mi piaceva, e sarà un onore poterlo offrire alle mamme di MaMi.
E, ora che so che esiste, potrei sempre proporre alla Consigliera di Parità qualche progetto di sensibilizzazione :o)
Lorena
Lorena
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