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giovedì 7 maggio 2015

Le leggi di MUMrphy

Care Mamme, da qui a domenica alcune pillole di situazioni che vi assicuriamo capitano a tutte: ma non è colpa nostra, è l'effetto delle leggi di MUMrphy!

Da Wikipedia: 

La legge di Murphy è un insieme di paradossi pseudo-scientifici a carattere ironico e caricaturale:

Se qualcosa può andar male, andrà male.

Applicato al mondo delle mamme ecco che abbiamo 

Le leggi di MUMrphy: 
perché una mamma sa che se qualcosa può andare storto, storterà!

La 1 legge di MUMrphy ossia la legge di prossimità

Non importa quanto tu sia diventata brava a farlo addormentare alle 20 e zero zero e per tutta la notte non banfa ormai da mesi. 
Quell’unica sera in cui hai deciso di concederti la prima uscita serale da secoli e sei messa giù da gara che Moira Orfei impallidirebbe al confronto, appena varchi la porta, dopo aver spiegato alla malcapitata nonna/tata/amica che tanto non si sveglia mai ma nel caso […elenco delle miriadi di remotissime possibilità di risveglio e almeno 10 soluzioni ciascuna per riaddormentarlo…], ecco…tuo figlio comincia a strillare. E non è un lamento da “adesso si gira e dorme”, è lo strillo più acuto che i decibel possano registrare, così acuto che i cani del quartiere sono tutti allertati e cominciano a rispondere. 

È scattato l’allarme di prossimità: 

hai superato il limite di 10 metri da lui. Non puoi andare oltre. Lo sa lui e soprattutto: LO SAI TU. 
Con il mascara che comincia a cedere sotto le tue lacrime incipienti, dici alla malcapitata nonna/tata/amica “stasera proprio non me la sento di uscire…”.

Valentina MammaGuerriera

martedì 28 ottobre 2014

Bimbi on the road: legàti e felici?



Quando nasce tuo figlio una delle prime certezze che hai è che cercherai di proteggerlo sempre, in ogni occasione della vita, sia fisicamente che dalle altre circostanze che la vita comporta. È un legame forte, che nulla potrà mai spezzare.

Ci sono tipi di legami, però, che non tutti i bimbi gradiscono: come quelli al seggiolino dell’auto.

Lo ammetto: uno dei motivi per cui tendo a non prendere la macchina è per non mettere la mia più piccola sul seggiolino. Ogni santissima volta che ci dobbiamo spostare è la solita scena: diventa tarantolata, urla, ha crisi di pianto…però, c’è sempre un però. Mai e poi mai ingrano la marcia se lei non è correttamente legata al suo seggiolino, costi quel che costi!

Come scegliere però il seggiolino auto più adatto? Riciclo quello del cuginetto? Lo prendo rosa di Hello Kitty sperando che mia figlia per questo lo adori? Oppure prendo il modello “camicia di forza” sperando riesca a contenere il suo rifiuto per gli spallacci? Vado su una marca conosciuta, sul più caro, sul più bello?

E poi: a che età lo devo cambiare? Come si monta? E come si smonta??? (ho passato interi pomeriggi a cercare di spostare il seggiolino dalla mia auto a quella dei nonni).

AltroConsumo ci aiuta in questa scelta con un’indagine di mercato molto accurata che compara 86 seggiolini per bambini fino ai 18 kg, ecco i risultati:


Pronti a partire? =)

venerdì 10 ottobre 2014

Mamme che si reinventano

Valentina Turci è una giovane ostetrica di Bolsena (VT) che con l’arrivo dei suoi due bambini, Mattia di 4 anni ed Emma di 1, ha dovuto lasciare per un po’ la sua professione per seguirli nei loro primissimi passi nella vita.

Ma la sua indole sprint le fa realizzare, con l’aiuto di due amici, un portale interamente dedicato al mondo delle mamme www.mammainprogress.it in cui Valentina dà consigli alle donne, dal concepimento al post parto, con uno sguardo clinico per gli aspetti medico-sanitari e un tocco più leggero per gli argomenti sul mondo della genitorialità.

“Mamma in progress” definisce la visione della maternità della sua fondatrice: mamma non si nasce - si diventa, ci si trasforma, si impara, si sbaglia e si cresce. Valentina cerca di accompagnare le donne in questo percorso, diverso per ognuna ma con molti punti in comune, cercando di approfondire con freschezza e vivacità ogni aspetto.

In pochi mesi il suo sito conta già molti affezionati e Valentina ha in serbo un nuovo progetto: l’Agenda della gravidanza, uno strumento in grado di seguire la donna dal concepimento alla nascita del suo bambino, con le segnalazioni del momento giusto in cui fare gli esami,  l’alimentazione più corretta, i principali fastidi e come curarli o prevenirli, monitorare la crescita del feto fino a quali sono i nomi più comuni scelti dalle mamme negli ultimi anni!

Una mamma che aiuta altre mamme mettendo a disposizione la sua professionalità e la sua esperienza di genitrice, in pieno stile MaMi!

martedì 30 novembre 2010

Il fabbisogno giornaliero di una mamma

Ieri ho rinunciato a iscrivermi in palestra, nonostante la supermegaofferta: solo 50 euro per 5 mesi, e perdipiù è la palestra che c'è a 2 passi da casa mia. Insomma: roba ad matti! Però ho preferito essere onesta con me stessa: tanto il tempo per andarci non sarei riuscita a ritagliarmelo neppure con un set  di miracle blade, quindi voglio pensare a quei 50 euro come soldi ben risparmiati. Detto questo, ora ho bisogno di fare 4 conti per tirarmi su il morale e convincermi che in fondo non ho bisogno della palestra, perchè sono una mamma, e per definizione brucio almeno 1000 calorie in più di quelle che normalmente brucia un normale essere umano.

Vediamo se è vero:
- allattare la mattina presto, prima ancora di aver aperto gli occhi, in piena fase REM: 120 kcal
- evitare che la bestiola, in piena attività già alle 7 del mattino, si fratturi la testa correndo come una pazza per la casa a sedere nudo per non farsi mettere il pannolone: 30 kcal
- convincerla a infilare la maglia (2 braccia), i pantaloni (2 gambe), i calzini (2 piedi - anzi 4, perchè al primo giro le calze se le toglie subito, quindi tocca rimettergliele) e le scarpe (e quindi per i piedi siamo a quota 6): 150 kcal (15 calorie ad arto)
- legarla al passeggino: 30 kcal
- rientrare a casa perché abbiamo dimenticato il ciuccio: 30 kcal
- cantare in auto, guidando sotto la pioggia nel traffico milanese, per arrivare in tempo al nido: 30 kcal
- correre in metropolitana per prendere un treno che mi faccia arrivare al lavoro in un ritardo mostruoso, ma non catastrofico: 60 kcal
- trovare una scusa plausibile con il capo per giustificare il ritardo, e anticipargli che comunque uscirò un po' prima: 20 kcal
- gestire al telefono un qualsiasi imprevisto domestico o para-lavorativo: 20 kcal
- accorgersi che si è fatto tardi e che ho solo 3 minuti per raggiungere la stazione, implorare una collega perchè mi spenga il pc e sperare di acciuffare al volo un passante: 10 kcal di spavento + 120 kcal di corsa frenetica
- ringraziare la tata per la pazienza, scusarmi con lei del ritardo con la bimba che mi si arrotola sul collo per la felicità: 15 ckal
- metterle le giacca perché dobbiamo andare a casa: 30 kcal (sempre 15 calorie ad arto)
- legarla al passeggino: : 30 kcal
- fermarsi a comprare qualcosa per la cena, dribblando altre signore al supermercato per far prima alla cassa: 30 kcal
- apparecchiare tavola senza inciampare nella bimba che corre per casa come un furetto: 15 kcal
- darle da mangiare evitando che la stanza si trasformi in un campo di battaglia: 40 kcal
- obbedire alle sua indicazioni sulle cose da fare per divertirci insieme mentre siamo a tavola (mani in alto, mani in fuori, mani in avanti, così, così, così): 40 kcal
- sparecchiare evitando le bombe a mano di verdura disseminate sul pavimento dalla sala alla cucina: 20 kcal
- svestirla per il bagnetto: 15 ckal
- inseguirla nuda per casa: 20 ckal
- trattenerla dal gettarsi nella vaschetta, dove l'acqua è ancora bollente: 20 ckal
- trascinarla fuori dalla doccia dopo aver fatto il bagno: 20 kcal
- infilarle pannolone e pigiama (4 arti): 70 kcal
- allattarla nella speranza che il latte materno faccia da sedativo e crolli subito a letto: 120 kcal

Totale: 1105 kcal

Stasera allora mi prendo una pizza :)






giovedì 2 settembre 2010

La triste logica delle fazioni

Care mamme,  ho lasciato passare qualche giorno dallo sconcertante episodio di Messina (due ginecologi si picchiano durante il parto di una donna), perché volevo riflettere a fondo sull'accaduto. Ebbene, se dicessi che non me lo sarei mai aspettato, mentirei.


C'è qualcosa di profondamente insano, a mio avviso, che permea purtroppo diversi aspetti legati alla maternità, dal parto all'allattamento. Sto parlando dello schieramento in fazioni, che si ripresenta per ogni tema che noi genitori e futuri genitori ci troviamo ad affrontare. Asilo nido sì o no, allattamento al seno fino a quando - in pubblico o nel retrobottega, pannollini normali o lavabili, e prima ancora, appunto, su come partoriremo: in acqua, in terra, in cielo, con un'operazione, con l'epidurale o senza. Tutti temi sicuramente importanti e che personalmente credo sia bene affrontare in modo consapevole, chiedendo e ascoltando, gli altri ma anche e soprattutto se stesse. Però ecco, mai che si riesca a trovare la misura, il buon senso, nelle voci dalle quali restiamo il più delle volte schiacciate.

Ci sono gli schieramenti e bisogna sempre scegliere: o di qua o di là, non ci sono compromessi perché il compromesso indebolisce l'ideologia e quindi rallenta la spinta della causa che le fazioni vogliono sostenere. A spese tue. Quindi sì, l'episodio di Messina non mi sorprende più di tanto, perché in un paese che da tempo anche nelle più alte cariche ha dimenticato l'etica del dialogo, è utopistico sperare che le cattive pratiche non si diffondano a macchia d'olio un po' ovunque, anche in una sala parto. Sembra che tutto ciò che riusciamo a costruire, lo sappiamo fare solo a scapito di chi non condivide la nostra causa, demonizzando chi non la pensa esattamente come noi, nella totale incapacità di ascoltare e rispettare l'altro. Decisamente un brutto vezzo, che però - temo - siamo noi stessi ad alimentare. Sì, perché qualsiasi decisione prendiamo come genitori, ci sentiamo in dovere di argomentarla e difenderla, per proteggerci dal giudizio degli altri, ed ecco che così ricadiamo, alimentandola, nella triste logica delle fazioni.

martedì 4 maggio 2010

Ma è davvero «un privilegio» stare a casa dopo il parto?

Dopo l'intervista della Gelmini, che tanto ha fatto infuriare me come tante altre mamme, avrei voluto scrivere anche io la mia. Ma, aimè, per me in questo momento trovare il tempo per scrivere con calma è davvero un privilegio :)
Ho appena letto l'opinione della Bignardi e devo dire che mi ha tolto le parole di bocca. Condivido  ogni parola e ogni virgola.
Vi rimando perciò al suo blog ma  - per comodità - riporto qui il testo integrale. 
Donne che fate figli, non fatevi fregare...


Il ministro Gelmini torna al lavoro con la figlia neonata: non fate lo stesso errore
Stare a casa dopo il parto è un privilegio», ha detto al settimanale Io donna il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, 36 anni, neomadre, comunicando che sta per tornare a Roma portando con sé la figlia di poche settimane. «Bisogna accettare di fare dei sacrifici», ha aggiunto.
Io penso che il ministro stia facendo lo stesso errore che fanno moltissime primipare attempate, o meno attempate, e che ho fatto anch’io col primo figlio.
Ci si sente così forti, con un neonato tra le braccia, che si crede di poter fare tutto. Se si fa un lavoro che piace, se si teme che l’assenza possa intralciare (o distruggere) la vita professionale, si cerca di fare tutto insieme. Ci si convince che si può, e si deve. A volte, si è costrette a farlo anche se il lavoro non piace, per non perderlo. Ma privarsi, e privare i nostri figli neonati, di un rapporto esclusivo e di ritmi naturali è un sacrificio che non dovremmo mai fare, e che nella maggioranza dei casi rimpiangeremo per sempre, perché la loro prima infanzia dura poco, e non ritorna.
Privilegio stare a casa? Credo che il privilegio sia tornare subito al lavoro, semmai. Ma è un finto privilegio.
Ci illudiamo, in quanto organizzate o benestanti, di poter fare tutto, ma è un’illusione destinata a sgretolarsi man mano che i figli crescono. Arriverà per tutte, o quasi, il momento in cui si capirà che il prezzo del fare tutto è assurdo e crudele. Che le superdonne non esistono, ma esistono solo madri stanche e logorate.
In nome di che cosa, poi? Di una supposta gratificazione personale? È la truffa del secolo, questa illusione. Ci convincono – e ci lasciamo convincere perché a volte ci fa comodo, o perché siamo sole di fronte alle nostre paure –che la qualità del tempo che passiamo coi figli sia più importante della quantità.



Niente è più sbagliato di questa illusione. Quando sento dire frasi come: «Il lavoro mi realizza e credo di comunicare la mia soddisfazione ai figli, nel poco tempo che passo con loro», rabbrividisco e penso: «Poverina. Te ne accorgerai». Staccarsi prematuramente dai figli, illudersi che ce ne stiamo occupando anche se siamo lontane, è una scelta rischiosa. Per crescere sicuri e fiduciosi nel prossimo, i bambini hanno bisogno proprio di noi: non c’è tata, nonna, asilo nido e nemmeno padre che possa sostituire lo sguardo e l’abbraccio della mamma. Più tempo stiamo insieme e meglio è, per noi e per loro.
Suona retorico? Anche a me. Retorico, scomodo e irrealizzabile, visto che ormai lavoriamo tutte, con minor o maggior soddisfazione. Ma temo sia vero. E benedico la legge che tutela, un minimo, le madri, e le obbliga a stare coi figli almeno cinque mesi. «Un baluardo contro le richieste della modernità, contro lo strapotere dell’efficienza, del denaro e del successo», ha detto la psicologa Vegetti Finzi. Parole sante. Donne che fate figli, non fatevi fregare.