sabato 19 marzo 2011

La vera storia dei papà

C'era una volta un paese abitato da mamme e bambini.
Era un paese allegro, dove le mamme facevano mille cose e i bambini giocavano, mangiavano e dormivano. Quando pioveva, si stava tutti in casa. Quando c'era il sole, si usciva e si andava a passeggio. Le mamme sbrigavano tutte le faccende domestiche in poco tempo, si prendevano cura dei bambini e si dilettavano in cucina. I bambini giocavano tra loro, litigavano, correvano, facevano la pace, e quando erano stanchi si tuffavano nelle braccia delle loro mamme, che esistevano solo per loro. Però ecco, era tutto così perfetto che, per come siamo fatti noi umani, qualcosa mancava. Ma cosa?
Un giorno in questo paese arrivò un pullman carico di papà. Era la prima volta che accadeva in tanti anni, che quasi nessuno ricordava più come erano fatti, i papà. Ogni famiglia ne adottò uno, e le cose cominciarono presto a cambiare. I panni da lavare si moltiplicarono, così come i pasti da cucinare, le cose da sistemare, i calzini da rammendare. La sera i bambini si dovevano dividere le attenzioni delle mamme, perché i papà erano molto esigenti e avevano bisogno di tantissime cure. Le televisioni di tutto il paese erano sintonizzate sette giorni su sette sui canali che trasmettevano cronache di partite di calcio, le lavatrici erano sempre in funzione, le mamme esauste, i bambini gelosi.
Quando dopo un po' di tempo ripassò il pullman che aveva portato i papà, molte mamme e bambini furono sfiorati dall'idea di restituirli. Però i papà erano compagni di gioco meravigliosi, perché in fondo non avevano mai smesso di essere bambini. E forse anche per questo le mamme li guardavano con gli occhi pieni di tenerezza, perché per quanto fossero impegnativi da seguire, arrivava un momento, la sera, in cui crollavano addormentati accanto ai bambini. E allora le mamme capivano che, a modo loro, erano angeli pure i papà.


Buona festa del papà a tutti i papà (soprattutto a quelli con abbastanza senso dell'umorismo da sorridere di questa storiella!)

sabato 29 gennaio 2011

Tutto colpa del "lattino"?!

La mia bimba tra pochi mesi compirà due anni, e si', ancora la allatto io.
Devo dire che e' davvero dura, e che sono molto stanca.
No, non sono stanca di allattarla: con alti e bassi, come tutto nella vita, il momento del "lattino" e' un bel momento per me e per lei, un po' anche di gioco, di intimità, sicuramente di contatto.
Quello che mi stanca e' l'atteggiamento delle persone, quel momento di pesante silenzio con cui commentano la notizia, quando per qualche ragione vien fuori che sto ancora allattando. Non mi e' permesso poi di lamentarmi di nulla, perche' a quanto pare se smettessi di allattare tornerebbe la pace nel mondo e si risolverebbe il problema dei rifiuti a Napoli. Già, perché se la sera non si addormenta presto probabilmente e' per via del mio latte; se la mattina si sveglia alle 7 e si riaddormenta solo fino alle 8, e' perche' il mio latte non e' abbastanza nutriente; se fa i capricci, forse e' qualcosa che le ho passato col latte; se ha mal di pancia, e' ora di smettere col latte della mamma; se non cresce e' a causa del mio latte; se cresce troppo e' per il latte. Invece il fatto che sia una bambina sana, allegra, serena, che mangia di tutto, mai malata, questo non viene mai messo in relazione con il fatto che sia allattata al seno.
Ovviamente mi piace credere che il mio latte le faccia bene, e aldilà di tutto son sicura che ci faccia bene, nel senso che fa bene alla relazione che abbiamo e che stiamo costruendo. Per noi e' così, ogni coppia di mamma-bambino ha i suoi momenti, quello del lattino e' uno dei nostri momenti. Insomma, quel che voglio dire e' che l'allattamento non e' un terreno di competizione, non e' una scelta anacronistica e piu' di tutto non e' espressione di una tara materna, quindi sarebbe bello che, cosi' come i malanni o i malumori di un bambino allattato artificialmente non vengono imputati al latte artificiale, lo stesso trattamento venisse riservato a chi allatta al seno. Dividere il mondo delle mamme tra quelle che allattano al seno e quelle che allattano al biberon e' un'operazione inutile, che non porta lontano.


Nei primi mesi di solito vengono criminalizzate le mamme che usano il latte artificiale, dopo i sei mesi invece sono quelle che allattano al seno a esser guardate con sospetto e diffidenza. Eppure non siamo matte o scriteriate, e di certo non facciamo del male ai nostri bambini. Ma a volte quei vostri silenzi, quei mezzi sospiri pieni di giudizio e malcelato biasimo ci fanno male, ci danno fastidio, e davvero, non c'e li meritiamo. Ribadisco, non perché siamo delle eroine del terzo millennio, ma perché siamo solo mamme e, come tutte le mamme, quello che facciamo lo facciamo nell'interesse della serenità nostra e del nostro piccolo. Chi col biberon, chi con il proprio seno. Ma che fastidio vi diamo?

domenica 23 gennaio 2011

Lavaggio nasale, ovvero il male necessario

Lavaggio Nasale
Bisognerebbe essere almeno in 3 ed invece ci sei solo tu ed il tuo "tonno". Già, il "Tonno" perchè in questo momento bisogna dimenticarsi che quello che abbiamo appena adagiato sul fasciatoio sia il nostro adorato cucciolo. Meglio cercare di focalizzarsi su qualcosa di viscido e sgusciante che potrebbe sfuggirci alla minima distrazione.
Il Tonno, come dicevo, magari ha solo 5 o 6 mesi ma sa già distinguere perfettamente una "sosta faciatoio per cambio pannolino" da una "sosta fasciatoio per lavaggio nasale" e anzichè guardarci sorridendo comincia a spernacchiare e a dimenare mani e piedi.
Tu sei pronta, hai già riempito la siringa di acqua fisiologica e l'aspiratore Narinel è stato dotato di un nuovo beccuccio filtrante.
All'inizio usavi una siringa da 5ml, ora hai in mano un mega siringone da 20ml perchè hai deciso che in qualche modo devi riuscire a sparargli fuori quel cavolo di muco, anche se ti senti un po' in colpa quando noti che la siringa è grande quanto il suo braccino...
Ma sei determinata e vai avanti.
Come dicevo, il Tonno ha già capito tutto e quando lo giri su un fianco comincia a dimenarsi urlando. Tu puoi tenerlo solo con una mano dato che nell'altra devi tenere la siringa. Ma è quasi impossibile. Se gli tieni ferma la spalla lui storce la testolina che quasi gli si rigira dall'altra parte tipo l'esorcista, stessa cosa se gli tieni la testa.
Allora con il gomito gli blocci la testa e con l'avambraccio la spalla ed il braccino. A questo punto puoi sparare il getto d'acqua, ma attenzione alle gambine! A volte infatti il Tonno riesce a rannicchiarsi e con il ginocchio ti spinge il gomito impedendoti di prendere di mira la narice e trasformando il lavaggio nasale in lavaggio oculare, che se non ha la congiuntivite è una perdita di tempo.
A questo punto spari la prima dose. Lui per un secondo non respira ma poi ricomincia ad urlare più forte di prima e tu ti senti un verme. Ma ormai sei carica, una narice è andata! Rigiri il Tonno, stessa morsa bloccante e "sciaffff" un'altra bella spruzzata.
A questo punto lanci via la siringa, sollevi in posizione seduto il tonno così che tutto il liquido fuoriesca dal naso, lo blocchi abbracciandolo con un braccio mentre con l'altra mano afferri l'aspiratore narinel. Sempre con la mano libera ti infili un'estremità in bocca e l'altra nella prima narice da aspirare (se non entra meglio non insistere perchè potremmo aver infilato il beccuccio filtrante in bocca e l'aspiratore nel naso del Tonno) e poi aspiri!


Nonostante il lavaggio nasale raccogli una quantità di muco esagerata e già hai il primo conato di vomito. Passi alla seconda narice e qui attenzione, perchè in caso di carico eccezionale il tamponcino filtrante potrebbe spostarsi. Te ne accorgeti perchè improvvisamente senti del salato in bocca....in quel caso, il conato di prima si trasforma in qualche cosa di più preoccupante...è qui che si vede la vera donna!
L'unica è pensare al mare, quel salato è acqua di mare e tu sei su una spiaggia bianca e pacifica dove quelle urla che senti in sotto fondo sono i pappagalli che cantano nella foresta....
Superato il conato di vomito, quell'animaletto urlante che hai tra le braccia torna ad essere il tuo bambino. E lui finalmente respira!! Soppesando la sua produzione cerchi di calcolare le ore di sonno che quella faticata potrebbero averti garantito sperando di non aver causato traumi permanenti all'equilibrio psichico di tuo figlio.
Oggi sul mio libro di pediatria ho letto " il lavaggio nasale deve essere un momento di gioco " ....

Maria Grazia di MaMi