venerdì 18 giugno 2010

Guardia medica pediatrica a Milano


Dal 7 giugno scorso è attiva a Milano la guardia medica dei bimbi, da zero a 6 anni.

Dalle 20.00 alle 24.00 nei giorni feriali e nelle fasce 8-12 e 15-19 nei giorni di sabato, domenica e festivi, sarà possibile contattare la Guardia Medica al n. 02-34567, già attivo per la Guardia medica tradizionale. La novità è che sarà possibile parlare direttamente con un pediatra che deciderà la prassi da seguire per venire incontro alle esigenze della famiglia,valutando la tipologia di intervento necessario: 
* consulenza telefonica; 
* invito presso l'ambulatorio di Continuità assistenziale pediatrica; 
* visita domiciliare, se necessario; 
* invio al Pronto soccorso nei casi più gravi.

lunedì 14 giugno 2010

La chiusura dei consultori pediatrici a Milano

Premetto che non credo che questa petizione possa effettivamente far cambiare le cose: ci sono in ballo soldi, giochi di potere e chissà quante altre considerazioni che non tengono affatto conto delle necessità dei cittadini.
Ma ritengo sia giusto comunque esprimere la propria opinione, sottolineare il proprio disappunto e soprattutto far girare una notizia di cui si parla da un po' ma che ha sempre avuto i contorni vaghi del "si dice" e del "ho saputo che"...

La notizia è questa:
Il "programma di riorganizzazione dei servizi socio-sanitari per la famiglia", su direttiva della Regione Lombardia, prevede, di fatto, la riduzione del numero di sedi da 26 a 19, in nessuna delle quali verranno eseguite vaccinazioni.
Significa che i nostri figli verranno vaccinati solo nei centri per la vaccinazione, senza una visita pediatrica preventiva, nè il tempo di chiedere chiarimenti sul vaccino stesso.

Vi invito a firmare la petizione on line e a far girare tra i vostri conoscenti:
http://www.petizionionline.it/petizione/no-al-taglio-dei-consultori-pediatrici-di-milano/1276

martedì 4 maggio 2010

Ma è davvero «un privilegio» stare a casa dopo il parto?

Dopo l'intervista della Gelmini, che tanto ha fatto infuriare me come tante altre mamme, avrei voluto scrivere anche io la mia. Ma, aimè, per me in questo momento trovare il tempo per scrivere con calma è davvero un privilegio :)
Ho appena letto l'opinione della Bignardi e devo dire che mi ha tolto le parole di bocca. Condivido  ogni parola e ogni virgola.
Vi rimando perciò al suo blog ma  - per comodità - riporto qui il testo integrale. 
Donne che fate figli, non fatevi fregare...


Il ministro Gelmini torna al lavoro con la figlia neonata: non fate lo stesso errore
Stare a casa dopo il parto è un privilegio», ha detto al settimanale Io donna il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, 36 anni, neomadre, comunicando che sta per tornare a Roma portando con sé la figlia di poche settimane. «Bisogna accettare di fare dei sacrifici», ha aggiunto.
Io penso che il ministro stia facendo lo stesso errore che fanno moltissime primipare attempate, o meno attempate, e che ho fatto anch’io col primo figlio.
Ci si sente così forti, con un neonato tra le braccia, che si crede di poter fare tutto. Se si fa un lavoro che piace, se si teme che l’assenza possa intralciare (o distruggere) la vita professionale, si cerca di fare tutto insieme. Ci si convince che si può, e si deve. A volte, si è costrette a farlo anche se il lavoro non piace, per non perderlo. Ma privarsi, e privare i nostri figli neonati, di un rapporto esclusivo e di ritmi naturali è un sacrificio che non dovremmo mai fare, e che nella maggioranza dei casi rimpiangeremo per sempre, perché la loro prima infanzia dura poco, e non ritorna.
Privilegio stare a casa? Credo che il privilegio sia tornare subito al lavoro, semmai. Ma è un finto privilegio.
Ci illudiamo, in quanto organizzate o benestanti, di poter fare tutto, ma è un’illusione destinata a sgretolarsi man mano che i figli crescono. Arriverà per tutte, o quasi, il momento in cui si capirà che il prezzo del fare tutto è assurdo e crudele. Che le superdonne non esistono, ma esistono solo madri stanche e logorate.
In nome di che cosa, poi? Di una supposta gratificazione personale? È la truffa del secolo, questa illusione. Ci convincono – e ci lasciamo convincere perché a volte ci fa comodo, o perché siamo sole di fronte alle nostre paure –che la qualità del tempo che passiamo coi figli sia più importante della quantità.



Niente è più sbagliato di questa illusione. Quando sento dire frasi come: «Il lavoro mi realizza e credo di comunicare la mia soddisfazione ai figli, nel poco tempo che passo con loro», rabbrividisco e penso: «Poverina. Te ne accorgerai». Staccarsi prematuramente dai figli, illudersi che ce ne stiamo occupando anche se siamo lontane, è una scelta rischiosa. Per crescere sicuri e fiduciosi nel prossimo, i bambini hanno bisogno proprio di noi: non c’è tata, nonna, asilo nido e nemmeno padre che possa sostituire lo sguardo e l’abbraccio della mamma. Più tempo stiamo insieme e meglio è, per noi e per loro.
Suona retorico? Anche a me. Retorico, scomodo e irrealizzabile, visto che ormai lavoriamo tutte, con minor o maggior soddisfazione. Ma temo sia vero. E benedico la legge che tutela, un minimo, le madri, e le obbliga a stare coi figli almeno cinque mesi. «Un baluardo contro le richieste della modernità, contro lo strapotere dell’efficienza, del denaro e del successo», ha detto la psicologa Vegetti Finzi. Parole sante. Donne che fate figli, non fatevi fregare.